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lunedì 15 novembre 2021

'AUTUNNO' di Vincenzo Cardarelli

 



Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.




giovedì 12 novembre 2020

La sera è ormai notte


Chiara è una cantautrice genovese che ha iniziato a far musica molto presto, mi pare a quattordici anni, e perciò, pur essendo ancor giovane, ha già alle sue spalle una grande esperienza artistica confortata da riconoscimenti di pubblico e critica a livello nazionale. La prima volta che la sentimmo cantare eravamo nell'antico borgo ligure dove trascorriamo molto tempo della nostra vita. Era venuta ad abitare lì da poco e non l'avevamo mai vista prima ma fummo incantati dalla sua splendida voce che usciva dalla finestra di una di quelle tipiche case di pietra. Ci fermammo ad ascoltarla sul 'terruzzo' che si affaccia sul mare in una notte estiva piena di stelle. Una magia che pareva destinata a non ripetersi pensando si trattasse di una musicista di passaggio in vacanza nel paese che attrasse miti come Luciano Berio e Cathy Berberian oltre ad altri grandi della musica. Chiara invece si sarebbe fermata proprio lì per amore di Giacomo, ma anche per Lingueglietta a cui ha dedicato una delle sue più belle poesie canore 'Tra le foglie'. Col tempo è nata una vera amicizia e siamo stati molto lieti di ospitare in casa nostra  la registrazione del suo 'Grigiocielo' partecipando al suo crowdfunding. In quella circostanza ci ha chiesto di scrivere qualcosa per la sua musica. Abbiamo pensato ad una poesia nel cassetto che Fulvio aveva scritto per me poco tempo prima del nostro matrimonio. 'La sera è ormai notte' è diventata  una meravigliosa canzone musicata da Chiara che ha anche aggiunto del suo al testo originario. Devo dire che anche la location in cui è stato girato il video appena uscito, il bosco di  Rezzo, oltre ad essere in sintonia con 'i colori dell'autunno' del testo, è diventato uno scenario magico nelle immagini e per la regia di Lilith Cagliostro. Grazie Chiara di questo dono particolare che solo la tua arte ha reso condivisibile e addirittura cantabile come mai avremmo immaginato di fare.💖💖

lunedì 18 novembre 2019

IN AUTUNNO IL COLORE DELLE FOGLIE





Lo chiamano 'foliage', un termine dal dolce suono onomatopeico - parrebbe francese invece il vocabolo è inglese - per raccontare la caduta delle foglie, quasi una metafora della stagione 'malinconica' che invita al silenzio e alla solitudine ma in cambio regala tempo per riflettere, meditare e creare. Fonte inesauribile di ispirazione poetica e artistica, da Van Gogh a Schiele, da Dante Alighieri ai Contemporanei, 'una foglia al vento che ondeggiando si allontana come un sospiro', evoca un desiderio di vagabondare nei boschi e nei giardini, ormai mete turistiche ambìte dove ammirare l'incantevole spettacolo della natura in metamorfosi e la caducità del tempo.
Frassini, Carpini, Aceri, Larici, Betulle, Ciliegi selvatici, Faggi e Ontani, un po' come succede alla fine della festa prima dell'ultimo scoppio dei fuochi d'artificio, nell'autunno che precorre la stagione del buio (sia del cielo che dell'anima perché la minor luce solare influisce negativamente su alcune sindromi depressive dette SAD), ci regalano un trionfo di colori da spiazzare la più vivace delle tavolozze.
La scienza ci ha spiegato che il colore non è una proprietà intrinseca dell’oggetto visualizzato ma nasce da impulsi di onde elettromagnetiche sulle cellule nervose dell'occhio e del cervello, attivate dall’intensità dell’illuminazione. Non tutti lo percepiamo allo stesso modo ed è difficile stabilire le reali differenze, da individuo a individuo, fintanto che esse non si acuiscano a tal punto, come nel caso del daltonismo, da rivelare oggettive problematiche nel distinguere una gradazione dall’altra, se non addirittura nello scambiare un colore per l'altro. Sappiamo anche che gran parte degli animali non sa cosa sia il colore o lo vede in altro modo rispetto agli esseri umani. Il perché le foglie da verdi diventino gialle o rosse, riguarda poi un processo dovuto alla diminuzione della clorofilla e all'aumento di pigmenti, operato dalla luce solare che regola il ciclo vitale dei vegetali. Carotenoidi e antociani a parte, Goethe scriveva :“agli uomini il colore dona grande diletto”, ponendo l’accento su uno degli aspetti più attrattivi di ciò che si osserva e si interiorizza.
La medicina popolare ha sempre utilizzato i colori per accrescere l'energia vitale o alleviare alcuni disturbi favorendo la guarigione dalle malattie. Oggi la ‘Cromoterapia’, che è una branchia avanzata dell'antica scienza naturale, se ne avvale ancora attraverso diversi metodi applicativi come l’irradiazione, la cromopuntura e la cromodieta, per stimolare le capacità autoriparatrici dell’organismo. In base al loro effetto i colori vengono definiti ‘caldi’ come il rosso, il giallo e l’arancione - che stimolano tonicità e energia - oppure ‘freddi’ come l’azzurro, l’indaco e il blu - che calmano e rilassano -. Il verde, colore della natura per antonomasia, viene collocato al centro dello spettro della luce e rappresenta il punto di equilibrio indispensabile al benessere. Ad ogni colore corrisponde poi uno stato emotivo da cui si deduce la tendenza inconscia di ciascuno in base all’analisi delle proprie preferenze, che possono cambiare nel corso dell'esistenza. Il Nero è il colore dei momenti di passaggio e di trasformazione: per questo gli adolescenti lo indossano con tanto accanimento. Il Bianco indica un desiderio di novità e cambiamento per superare legami costrittivi, il Verde caratterizza la perseveranza e la fiducia in se stessi, il Giallo favorisce la lucidità di coscienza, l’estroversione e i contatti emotivi. Il Blu assicura a chi lo usa un senso di calma, pace e appagamento mentre il Rosso, colore del sangue, risveglia la passione e accresce l’energia vitale.
Così, disvelando l’anima, il colore può riequilibrare l’armonia perduta, premessa necessaria al benessere psicofisico non solo di chi ha modo e tempo per vagare nella natura ma perfino di chi è costretto a vivere la maggior parte del tempo in un contesto urbano. Basterà un vaso di fiori, un manifesto o una parete dipinta, purché se ne catturi l'emozione e il messaggio con stupore e leggerezza, amorevolmente. 

(G.T. da 'Il Dragone' ottobre 2019)















domenica 6 ottobre 2019

AUTUNNO in poesia

Autunno. Già lo sentimmo venire

nel vento d'agosto,

nelle piogge di settembre

torrenziali e piangenti

e un brivido percorse la terra

che ora, nuda e triste,

accoglie un sole smarrito.

Ora che passa e declina

in quest'autunno che incede

con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita

e lungamente ci dice addio.


Vincenzo Cardarelli

domenica 25 novembre 2018

DEDICATO ALLE DONNE

I boccioli rosa del bellissimo VIBURNO che fiorisce anche all'ombra e nonostante il freddo, dall'autunno all'inverno.

domenica 23 settembre 2018

ELEGANTE E VELENOSO IL COLCHICO ANNUNCIA L'AUTUNNO


Quest'anno in collina il leggiadro Colchico è apparso prima del solito, non ancora iniziato l'autunno astronomico. Nei prati al limite del bosco stilizzati mazzetti di fiori lilla, sparsi qua e là da naturale grazia, illuminati da un sole ora pallido e radente annunciano che “ i migliori giorni son passati”. Anche se ancora tanti sono i doni che la foresta ci riserva in questo periodo ricco di bacche colorate, noci e castagne.
Un po' malinconica la simbologia, fin dall'antichità attribuita al Colchico autunnale, di fiore funerario. Infatti, pur tra i più belli che la flora spontanea ci offre come regalo d'addio nella tarda estate, contiene un pericoloso alcaloide, la colchicina. Recentemente ha mietuto due vittime, marito e moglie veneziani, che durante una passeggiata in montagna, scambiandolo per Zafferano di cui è quasi indistinguibile, ne han fatto uso alimentare.
Originario, come narra il suo nome, della Colchide patria della mitica Medea, localizzata nell'est della Georgia sul Mar Nero, è uno dei fiori spontanei emblema anche dell'unione matrimoniale. E pure su quest'ambivalenza archetipica di ' amore e morte' ( meno psicoanalitico ma divulgato nel detto popolare ' il matrimonio è la tomba dell'amore') si gioca la nomea del piccolo velenoso ed elegantissimo Colchicum autumnale, famiglia delle Liliaceae, anche noto come freddolina, giglio matto, falso zafferano o Zafferano bastardo per la grande somiglianza con la pianta del Crocus sativus da cui si trae la pregiata spezia gialla-oro regina dei nostri risotti.
In occitano Anoulha o Anoulho, Cocut vei (Robilante), Velharòla (Mistral) molto simile al francese Veilleuse o Veillote (forse occitano) dal termine Velha, veglia che iniziava solitamente in autunno e in Provenza il primo settembre a San Lupo (F.Romano).
Curiose anche alcune dizioni popolari piemontesi come sfergiurin-a, fergiulin-a, fridulin-a, ad indicare il fiore che sboccia coi primi freddi, o il più drastico 'strossa can'. Quest'ultima riguarderebbe in modo particolare i cani da caccia che talvolta morivano, si pensa, per l'ingestione spontanea o indotta di questa pianta utilizzata, spesso e volentieri, nelle micidiali polpette per eliminare animali non graditi.
Fortemente tossico, come necessario sottolineare per la presenza di diversi alcaloidi, il principale dei quali la già citata colchicina rappresenta un veleno se ingerito in quantità anche minima: 3 cg. sottotitola alla voce Colchico il Valnet, pari a qualche seme. Per un bimbo potrebbe essere fatale anche un solo seme che, come il bulbo, è la parte della pianta più ricca di alcaloide tossico.
Bovini,cavalli e animali di grossa taglia che pascolano in libertà, raramente se ne cibano mentre pecore e capre, assai resistenti , possono ingerirne senza pericolo ma il loro latte e i formaggi derivati non sono più commestibili.
Un antidoto contro questo potente veleno chiamato 'ephemero', secondo Dioscoride, sarebbe la polpa di castagna. Si dà il caso che colchico e castagna maturino nello stesso periodo e nelle stesse zone sicché possano interagire. Anche in questo abbinamento, certo non casuale, madre-natura ci mostra quella dote di 'buon senso' che spesso vien meno agli esseri cosiddetti razionali.
Oculatissimo, come si può ben capire, l'utilizzo di questa pianta nella farmacopea e nell'omeopatia, affidandone l'uso esclusivamente a medici che lo raccomandano talvolta per la gotta o per preparazioni antitumorali (L.O.Speciani). In quest'ultimo caso l'alcaloide agirebbe come anti-degenerativo delle cellule cancerogene inibendone la moltiplicazione.
Nel libro 'Val Mairo, viéio suhour' di Pietro Ponzo, editato da Coumboscuro, il termine 'Bouvét' tratto dalla tradizione popolare , si riferisce a un particolare impiastro col bulbo di colchico intero, schiacciato fresco, per applicazioni esterne su parti del corpo doloranti per l'irritazione dei nervi. Rassicura in questo caso constatare che anche un veleno - a saperlo usare – può essere di aiuto, a conferma che nella vita “non sempre tutto il male vien per nuocere”.