Visualizzazione post con etichetta Mistral. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mistral. Mostra tutti i post

martedì 5 dicembre 2017

IL VISCHIO pianta sacra di buon augurio per l'anno nuovo.

Nel passaggio rituale dall'anno vecchio al nuovo, tra gli addobbi festosi nelle nostre case non dovrebbe mai mancare un ramo di lucente vischio, segno della vita che continua.
'Viscum album', un miracolo della natura che spicca nei boschi invernali, sui rami spogli, come un verde decoro impreziosito dai tondeggianti chicchi lunari argentei o dorati a seconda dell'albero su cui si adagia: meli, peri, abeti,roveri, querce che supportano questo particolarissimo parassita, anzi semiparassita perché non si nutre solo di linfa ma anche di clorofilla.

Tradizione vuole che lu vesc o visc (in occitano e in piemontese) dispensi fortuna, sicuro traghettatore senza scossoni e guai, dal passato al futuro. Le credenze popolari attribuiscono infatti alle umide bacche del vischio la capacità di creare legami duraturi grazie alla collosità dei loro umori che, per analogia, farebbero da collante nei rapporti interpersonali...rendendoli indissolubili per almeno un anno intero!

Pianta aerea e solstiziale per eccellenza, evocativa di antichi riti solari, veniva considerata, come tutti i sempreverdi, simbolo dell'immortalità e della perpetua rigenerazione, doni che l'umanità scaramanticamente ha sempre vagheggiato nei momenti di cambiamento. Ritenuto un dono degli dei poiché, non avendo radici a terra, la sua origine appariva misteriosa e quindi celeste, si credeva che il vischio fosse originato dal fulmine e quindi ne possedesse le proprietà di 'fuoco divino', mito studiato dall'antropologo J. Frazer nel suo libro più importante 'IL RAMO D'ORO'.

Adorato dalle popolazioni gallico-celtiche, in particolare il vischio quercino venne eletto a panacea di ogni male. Già Plinio il vecchio ci racconta come gli antichi sacerdoti celti, i Druidi abbigliati di lino bianco, ne ritualizzassero la raccolta e per preservarne tutta la magia facevano uso di strumenti preziosi color del sole, falcetti e bacili d'oro, e non lasciavano cadere i rami a terra, ma su un candido lenzuolo disteso, per proteggere il vischio e mantenerlo incontaminato.

Una pia tradizione cristiana narra che originariamente il vischio sarebbe stato un albero vero e proprio ma poiché il suo legno venne usato per la Croce della Passione di Gesù perse le qualità della specie e si ridusse alla inferiore condizione 'vampiresca' di pianta senza radici in terra.

A poco a poco venne poi reintrodotto in Chiesa come segno di pietà e di tolleranza universale, e si tentò anche di coltivarlo a scopi erboristici. Le indicazioni terapeutiche più rilevanti riguardano il suo uso ipotensivo e diuretico, grazie alle proprietà vasodilatatrici naturali capaci di abbassare la pressione arteriosa e favorire il circolo.

In Valle Roja, incantevole sito tra i più antichi d'Europa che unisce le Alpi Occidentali al mare, la natura selvaggia offre ancora la possibilità di raccogliere o almeno di vedere sugli alberi il vischio ormai quasi ovunque protetto. Si tratta infatti di un infestante, ma non per questo meno prezioso, diffuso nei luoghi più incontaminati e quindi sempre più introvabile. Come coltivarlo o farlo crescere è impresa non facile, visto che la sua riproduzione naturale avviene ad opera degli uccelli, soprattutto dei tordi ghiotti di queste bacche, che trasportando i semi da un ramo all'altro danno l'avvio allo sviluppo delle nuove piantine.

E che dire del bacio degli innamorati sotto il vischio? Questa dolce ritualità pare si sia diffusa a partire dall'Inghilterra dei Tudor e degli Stuart. Ma l'augurio più intenso per il brindisi di Capodanno ci viene, ancora una volta, dalla Provenza. E' lo scrittore Frédéric Mistral, con un richiamo ai valori della vita secondo la saggezza popolare, che ci ha tramandato questo augurio. “Diéu nous fague la gràci de/vèire l'an que vèn,/ E se nous sian pas mai, que/noun fuguen pas men”.


mercoledì 22 novembre 2017

L'ALCHECHENGIO, un lanternino acceso nell'orto di fine estate.

 
Egon Schiele, Autoritratto con alchechengi
I colori della collina autunnale ci compensano della lenta ma continua riduzione della luce solare diurna ed è un' incredibile sorpresa, ogni anno come un regalo inatteso, quando nell'orto di campagna e lungo la piccola siepe del muretto di casa, in mezzo al fogliame già cadente, cominciano a spiccare intensamente quei lanternini di un bell'arancio vivo che ci restituiscono l'illusione dell'estate piena anziché agli sgoccioli.
Sono gli straordinari frutti dell'Alchechengio o Alicacabo (l'halikakabos descritto da Dioscoride) o Chichingero, dall'arabo al-kakang o lanterna cinese. Physalis Alkekengi nella dizione scientifica, 'fusalis' ovvero 'bolla' o 'vescica' che, proprio in attinenza alla forma ma soprattutto alle sue proprietà, viene anche denominata Vescicaria, indicata nella medicina naturale proprio come depurativo delle vie urinarie, soprattutto per chi soffre di gotta, renella o calcoli renali, nonché come antiossidante e fonte di vitamine.
E' una Solanacea, come il pomodoro e la patata, ma la sua unica parte commestibile è la bacca autunnale, piccola, tonda e lucida, di colore intenso, avvolta nell'involucro a palloncino cui si confà il delizioso termine francese di 'amour-encage' ovvero 'amore in gabbia'. Anche nota per la sua forma come ciliegia d'inverno, cérèy'so d'amour, cérèy'so dis jusioous (Mistral) e, sempre in Provenza, 'érbo di serp'. Forse quest'ultima in riferimento alla sua radice rizomatosa che striscia sotto terra con grande vigore propagando la pianta di anno in anno.
Il fiorellino bianco e poco appariscente, spesso confuso con quello della fragola, sboccia tra primavera e estate a seconda dell'altitudine. Ma il culmine dell'esuberanza di questa pianta molto decorativa si esprime proprio in ottobre quando le bacche colorate, racchiuse nel lampioncino cartaceo rosso-arancio, evocano un'incredibile festa di luce esorcizzando l'arrivo dei mesi più bui.
Come sostengono la Cromologia o psicologia del colore, nonchè la Cromoterapia, già nota fin dagli antichi Egizi per la cura di alcuni disturbi psicosomatici attraverso applicazioni di luce colorata, le tonalità calde dei rossi, gialli o aranciati, stimolano emozioni che aumentano la tonicità dell'organismo. Migliorano infatti l'attività muscolare e quella circolatoria, regolatrici di pressione sanguigna, frequenza cardiaca e respiratoria, con un buon incremento dell'energia vitale, proprio quella che in autunno tende invece normalmente a regredire all'unisono con il letargo della natura.
Molto usati come decorazioni ornamentali nelle ricorrenze di Hallowen e un po' più in là nelle festività natalizie per la vivacità del loro colore benaugurale, i Palloncini, altro nome con cui sono conosciuti gli alchechengi, se essiccati a testa in giù e privati delle foglie durano per lungo tempo e regalano a mazzi e composizioni un tocco di stile.
Apprezzati dagli artisti li troviamo in molti quadri che raffigurano 'Nature morte'. Il pittore viennese Egon Schiele, tra i principali esponenti dell'espressionismo, accostò un ramo di alchechengi al suo volto, forse una metafora, nel celebre ed inquietante 'Autoritratto' del 1912.
In Francia al momento della vendemmia si preparava, con le stesse modalità del vino d'uva, un vino d'Alchechengi dal gusto gradevole e dalle comprovate proprietà diuretiche.
Il sapore delle bacche ricchissime di vitamina C (ne contengono circa il doppio del limone), a metà tra quello dei lamponi e degli agrumi, non sempre è gradito perché un po' aspro quando i piccoli frutti non sono ancora del tutto maturi. Diventa invece una prelibatezza in abbinamento con il cioccolato fondente.
Il procedimento, piuttosto semplice, consente persino il 'fai da te' casalingo. Per servire uno squisito dessert si può scegliere di intingere direttamente i piccoli frutti a ciliegina nel cioccolato già precedentemente sciolto (un po' come per la bagna cauda è meglio se si fa in compagnia) tenendoli per il calice risvoltato in su in modo da non scottarsi.
Oppure, raffreddati, trasformarli in deliziosi dolcetti al cioccolato da disporre su un piatto a mo' di bon bon in vista delle festività di fine anno. Sublime per chi ama gusti esotici e sapori insoliti.