giovedì 22 novembre 2018

LE FESTOSE E COLORATE ZUCCHE CHE RALLEGRANO LA STAGIONE DEL BUIO


Regina d'autunno, quando negli orti e nei giardini di campagna si crea una felice commistione di steli fioriti e ortaggi prelibati dolcemente insidiati da coloratissime dalie, tageti e crisantemi. la Zucca nelle sue numerose varietà con tonalità di giallo, rosso-arancio e viola, ci regala vivaci sprazzi di luce solare. Gioia per gli occhi e per il palato appaga il gusto migliorando anche l'umore di chi risente dell'affievolirsi della luce diurna ( mezzo milione di persone, soprattutto nelle aree settentrionali del mondo, sofferenti per questa particolare forma di depressione detta SAD, acronimo di Seasonal Affective Disorder, ovvero 'disordine affettivo stagionale' che si manifesta con sintomi quali cali di energia, scoraggiamento, malinconia e altro).

Zucche come lanterne, intagliate con volti terrificanti a ricordo della leggenda di Jack O'Lantern, icona della riesumata ' notte di Halloween', fra il 31 ottobre e il 1° novembre, tacciata di importazione oltreoceanica. Ma presso i Celti, che abitarono in epoca precristiana anche le nostre terre, questo periodo di passaggio stagionale costituiva l’inizio d’anno, il mitico Samain di cui resta traccia nei proverbi e nelle usanze popolari.
E poi ancora la zucca come simbolo di fecondità e di rinascita (la carrozza di Cenerentola era una zucca) e i suoi semi, le anime dei morti che sarebbero tornate ogni anno a banchettare nelle loro case proprio ai primi di novembre.

lunedì 29 ottobre 2018

I DOLCI FRUTTI DEI NOSTRI ARBU


CASTAGNE E MARRONI CIBO PER CORPO E ANIMA NELLE FESTE DI OGNISSANTI


I nostri alberi di Castagno ( gli Arbu bovesani) che a giugno spargevano odor di miele dai lunghi amenti color del latte, quest'autunno ci han regalato grossi ricci pieni di tante belle e buone castagne che mai ci saremmo aspettati dopo lo spettro del cinipide fortunatamente sconfitto da un insetto antagonista, tal Torymus sinensis. Introdotto ad arte da nostri scienziati-agronomi scesi in campo conducendo un'efficace lotta biologica, nei boschi in collina tutto sembra tornato come prima.
E' stato un vero dono per tutti la guarigione insperata, in così breve tempo, di questa pianta importantissima. Ai suoi frutti, tra i più utili e 'pazienti nel mondo vegetale', la tradizione popolare attribuiva grandi virtù nutrizionali soprattutto in tempi di carestia quando, trasformati in farina, rimpiazzavano riso, pasta e altri cereali nelle povere tavole di contadini e montanari. Ricchi di carboidrati, forniscono infatti una scorta naturale di vitamine e sali minerali utili al sistema immunitario che, con il freddo, necessita di esser rafforzato.
Castagna, Castagno, Chatagno, Chastanha o Castanha, etc.etc., in occitano, piemontese e nei diversi patois. Tante le varietà locali, tra le più pregiate Carùn neir, Carùn rus (Boves) o le più semplici ma non meno gustose Balote, arrostite come 'caldarroste' o bollite, da provare anche mescolate al latte per un piatto antico molto energetico.
Ai più golosi piace il 'Castagnaccio', prodotto tipico dal sapore particolare, senza parlare dei meravigliosi Marroni o Marrun trasformati nei mitici 'Marrons glacés' , delizie del palato che han fatto assurgere la castagna, cenerentola dei boschi, dalla 'cucina povera' alla 'haute cuisine'.
Costosi e desiderati i pregiatissimi frutti vengono, attraverso una delicata e laboriosa lavorazione, canditi e poi glassati tutti interi senza romperli. Un vero e proprio 'cult' della pasticceria piemontese, nato intorno al '500 nel Cuneese dove si raccoglievano e tuttora si raccolgono i marroni da esportare in tutto il mondo. E come per i grandi vini, anche per i castagni da marroni son state fatte negli anni valutazioni in base al 'cru', ovvero in relazione alla zona geografica e all'esposizione delle terre d'origine in gran parte situate nel nostro bel territorio pedemontano.
Nella medicina popolare del Castagno si faceva uso di ogni sua parte: le foglie molto tanniche, venivano indicate per bronchiti e reumatismi, la corteccia come febbrifugo, ricci e castagne in decotto per le coliche.
Dei fiori si sa che, bottinati dalle api in primavera, producono un miele tra i più amati, di colore scuro e leggermente amarognolo, tonico ed energetico, ma soprattutto adatto ad essere gustato insieme ai formaggi e al salato.
'Togliere le castagne dal fuoco' è un modo per spiegare quello che oggi, con la globalizzazione, si definirebbe un'azione di 'problem-solving'.
Da sempre si è anche creduto che le castagne avessero una relazione con il mondo dell'aldilà. Si pensava che fossero i contenitori delle anime dei trapassati ed era usanza popolare, nelle Valli occitane, piemontesi e in Provenza, consumarle ritualmente durante la festa di Ognissanti e nel giorno successivo dedicato ai Defunti.
Tali credenze, a livello simbolico erano una sorta di interiorizzazione: il cibo dei morti, per una festa sacrale che cade in autunno, momento in cui si fa la raccolta di questi generosi frutti del bosco.
Una curiosa usanza popolare suggeriva, per la sera della vigilia, di mettere sotto il cuscino qualche bel marrone così da scoraggiare gli spiriti che altrimenti, in caso di dimenticanza da parte dei vivi, sarebbero ahimè tornati per tirar i piedi ai dormiglioni di scarsa memoria.


dall'ebook 'A San Giovanni tutte le erbe sono sante'


lunedì 24 settembre 2018

GIA' MI FIORISCE IL COLCHICO AUTUNNALE

'Io nell'immenso voglio
tornare a me,
già mi fiorisce il colchico autunnale dell'anima,
forse è già troppo tardi per tornare.'

Alcuni versi  autunnali della poetessa tedesca Else Lasker-Schuler da 'Fuga dal mondo' in 'Ballate ebraiche e altre poesie' - Giuntina 1985 - traduzione di Maura Del Serra (cantosirene.blogspot.com)


domenica 23 settembre 2018

ELEGANTE E VELENOSO IL COLCHICO ANNUNCIA L'AUTUNNO


Quest'anno in collina il leggiadro Colchico è apparso prima del solito, non ancora iniziato l'autunno astronomico. Nei prati al limite del bosco stilizzati mazzetti di fiori lilla, sparsi qua e là da naturale grazia, illuminati da un sole ora pallido e radente annunciano che “ i migliori giorni son passati”. Anche se ancora tanti sono i doni che la foresta ci riserva in questo periodo ricco di bacche colorate, noci e castagne.
Un po' malinconica la simbologia, fin dall'antichità attribuita al Colchico autunnale, di fiore funerario. Infatti, pur tra i più belli che la flora spontanea ci offre come regalo d'addio nella tarda estate, contiene un pericoloso alcaloide, la colchicina. Recentemente ha mietuto due vittime, marito e moglie veneziani, che durante una passeggiata in montagna, scambiandolo per Zafferano di cui è quasi indistinguibile, ne han fatto uso alimentare.
Originario, come narra il suo nome, della Colchide patria della mitica Medea, localizzata nell'est della Georgia sul Mar Nero, è uno dei fiori spontanei emblema anche dell'unione matrimoniale. E pure su quest'ambivalenza archetipica di ' amore e morte' ( meno psicoanalitico ma divulgato nel detto popolare ' il matrimonio è la tomba dell'amore') si gioca la nomea del piccolo velenoso ed elegantissimo Colchicum autumnale, famiglia delle Liliaceae, anche noto come freddolina, giglio matto, falso zafferano o Zafferano bastardo per la grande somiglianza con la pianta del Crocus sativus da cui si trae la pregiata spezia gialla-oro regina dei nostri risotti.
In occitano Anoulha o Anoulho, Cocut vei (Robilante), Velharòla (Mistral) molto simile al francese Veilleuse o Veillote (forse occitano) dal termine Velha, veglia che iniziava solitamente in autunno e in Provenza il primo settembre a San Lupo (F.Romano).
Curiose anche alcune dizioni popolari piemontesi come sfergiurin-a, fergiulin-a, fridulin-a, ad indicare il fiore che sboccia coi primi freddi, o il più drastico 'strossa can'. Quest'ultima riguarderebbe in modo particolare i cani da caccia che talvolta morivano, si pensa, per l'ingestione spontanea o indotta di questa pianta utilizzata, spesso e volentieri, nelle micidiali polpette per eliminare animali non graditi.
Fortemente tossico, come necessario sottolineare per la presenza di diversi alcaloidi, il principale dei quali la già citata colchicina rappresenta un veleno se ingerito in quantità anche minima: 3 cg. sottotitola alla voce Colchico il Valnet, pari a qualche seme. Per un bimbo potrebbe essere fatale anche un solo seme che, come il bulbo, è la parte della pianta più ricca di alcaloide tossico.
Bovini,cavalli e animali di grossa taglia che pascolano in libertà, raramente se ne cibano mentre pecore e capre, assai resistenti , possono ingerirne senza pericolo ma il loro latte e i formaggi derivati non sono più commestibili.
Un antidoto contro questo potente veleno chiamato 'ephemero', secondo Dioscoride, sarebbe la polpa di castagna. Si dà il caso che colchico e castagna maturino nello stesso periodo e nelle stesse zone sicché possano interagire. Anche in questo abbinamento, certo non casuale, madre-natura ci mostra quella dote di 'buon senso' che spesso vien meno agli esseri cosiddetti razionali.
Oculatissimo, come si può ben capire, l'utilizzo di questa pianta nella farmacopea e nell'omeopatia, affidandone l'uso esclusivamente a medici che lo raccomandano talvolta per la gotta o per preparazioni antitumorali (L.O.Speciani). In quest'ultimo caso l'alcaloide agirebbe come anti-degenerativo delle cellule cancerogene inibendone la moltiplicazione.
Nel libro 'Val Mairo, viéio suhour' di Pietro Ponzo, editato da Coumboscuro, il termine 'Bouvét' tratto dalla tradizione popolare , si riferisce a un particolare impiastro col bulbo di colchico intero, schiacciato fresco, per applicazioni esterne su parti del corpo doloranti per l'irritazione dei nervi. Rassicura in questo caso constatare che anche un veleno - a saperlo usare – può essere di aiuto, a conferma che nella vita “non sempre tutto il male vien per nuocere”.


domenica 16 settembre 2018

E' LA FESTA DI ILDEGARDA

IL 17 SETTEMBRE SI CELEBRA LA GRANDE HILDEGARD VON BINGEN MONACA BENEDETTINA E SCIENZIATA, MUSICISTA E FILOSOFA, NATURALISTA E BOTANICA, VISSUTA NEL X° SECOLO MA ANCOR OGGI DI GRANDE ATTUALITA'.
La data della Festa si riferisce al giorno della sua morte non solo  perchè non si conosce quello della sua nascita, ma anche per indicare che la scomparsa terrena può essere una rinascita verso l'eternità e l'Immortalità.