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mercoledì 8 aprile 2020

giovedì 2 aprile 2020

Il Tarassaco o Dente di Leone, poche pretese e molte virtù

Virasul  o  Dente di Leone  in fiore


Nonostante il brutto momento che stiamo passando a causa del corona-virus la primavera non si ferma.  Sta fiorendo il  Tarassaco che spontaneo nasce ovunque, negli incolti o ai margini della strada, tra le fessure del cemento e nelle vigne. Tappezza con i suoi fiori, piccoli soli dai raggi dorati, prati e pascoli fino e oltre i 1500 di quota. Infestante, quindi estremamente diffuso in natura, il Dente di leone non richiede perciò di essere coltivato nonostante le molteplici qualità alimentari e terapeutiche.
Già battezzato dai latini ' Dens leonis', dagli inglesi trasformato nel suggestivo e scampanellante 'Dandelion', il Tarassaco (taraxacum officinalis) della famiglia delle Asteracee, è conosciuto anche come Soffione per la caratteristica trasformazione del fiore in palla piumosa di frutti, gli acheni con pappo.
Noto in Francia come Pissalit (ma piscialetto, pisalet e pisciacane, pisacan, si usa anche da noi), per le sue indiscusse virtù diuretiche, in gergo è impropriamente noto come girasole, in occitanoVirasol o Virasoulei, Virasulai o Virasul (Boves), per le qualità eliotrope del suo disco giallo che rincorre la luce solare, rinchiudendosi al tramonto e riaprendosi all'alba, salvo in caso di brutto tempo. Mourpousìn in Val Maira (Ponzo), tradizione vuole che il suo orario di apertura e chiusura, rispettivamente alle cinque del mattino e alle venti di sera, sia considerato un vero e proprio orologio naturale per i pastori oltre che un sicuro barometro.
Indicato dal Mattioli, insigne medico e umanista del '500, tra le piante più adatte all'alimentazione umana, in cucina è ottimo per frittate o minestre primaverili. Ma è anche prelibato gustarlo nell'insalata di 'girasoli', fatta con le prime tenere fogliette nuove, condita insieme all'uovo sodo con olio e limone, tra i cibi più tipici delle scampagnate pasquali. E' ovviamente una verdura selvatica (sicoria servaja in piemontese) da raccogliersi ai primi sentori di primavera, rigorosamente con coltello alla mano e sacchetto di carta, a naso in giù per prati e incolti purché lontani da strade o luoghi inquinati.
Ma del tarassaco sono commestibili anche le ottime radici carnose, sia crude che lessate, dette fittonose perché a fittone, da cui si ottiene un surrogato del caffè soprattutto in uso nei periodi di guerra, nonché i delicati fiori, che in alcune ricette nelle Alpi Marittime si trasformano in una sfiziosa gelatina detta 'miele senza api'.E perfino i primi boccioli teneri che, messi in salamoia o sottaceto, nulla hanno da invidiare ai più pregiati capperi.
La moderna fitoterapia ha poi valorizzato oggi gli svariati impieghi di questo fitocomplesso, ricco di integratori naturali come inulina, colina e inosite, vitamine e sali minerali, per cure disintossicanti 'primaverili'. Particolarmente prescritto per fegato e reni sui quali agirebbe con una spiccata azione digestiva e diuretica, un vero e proprio drenaggio a livello epatobiliare e renale, tale da essere definita 'tarassacoterapia'.
Tante le virtù di questa erbacea, tra le più umili e popolari, facile da riconoscere fin da quando si è bambini per le semplici e gratuite attività ludiche che ci ha regalato, soprattutto nella terza fase del suo sviluppo quando -dopo la rosetta basale delle foglie nuove e dopo il ligulato fiore giallo - si trasforma in piumoso soffione.
Sarà capitato a tutti di emulare 'Eolo' (il pagano dio del vento) e con un forte soffio aver fatto volare in aria i leggeri acheni, contenitori dei semi e oracoli gentili del nostro futuro profetizzato dal bianco fiocco del tarassaco. Amori, anni di vita, altri interrogativi e non solo. Anche l'evocazione degli spiriti, oltre alla divinazione, come ci suggerisce l'Erboristeria magica. Ma in quel soffio, puro divertimento e poetico gioco infantile, forse non si è stati mai coscienti di aver contribuito in qualche modo alla disseminazione di una specie. Perché come i sogni o come le bolle di sapone, quei perfetti minuscoli paracaduti peluginosi dall'argenteo color di nebbia han preso il volo verso distanze incredibilmente lontane, anche centinaia di chilometri, per riprodursi da qualche altra parte sulla nostra bella terra. 

( da  'A San Giovanni tutte le erbe sono sante' ebook in rete )


















domenica 22 marzo 2020

Milva canta Alda Merini - Sono nata il 21 a primavera



Sono nata il 21 a primavera
ma non sapevo che nascere folle
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta
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Alda Merini

domenica 9 febbraio 2020

FIORI DI PIETRA

Renza Alladio decora con raffinata gentilezza di colori e pennelli la dura pietra. Ne escono incredibili  piccoli Mandala che fondono  insieme la forza  e la fragilità in un gioco di armonie per occhi e cuore. Da meditare aspettando la primavera.








giovedì 21 marzo 2019

domenica 4 marzo 2018

IL BUCANEVE, fiore della speranza.


Dopo i rigori invernali uno dei primi confortanti indizi che ci comunicano una timida ma sicura ripresa del ciclo vitale in natura, è un piccolo fiore bianco campanulato dalle affusolate foglie glauche nastriformi di rara eleganza. E' il Bucaneve, piantina perenne alta dai dieci ai quindici centimetri, appartenente alla famiglia delle Amarillidacee, che insieme a ellebori, ciclamini e crochi, anticipa l'allegria della primavera. Il suo nome, come evidente, corrisponde del tutto all'operazione connessa al suo schiudersi che avviene bucando letteralmente il terreno nevoso.
Per fortuna ancora presente allo stato spontaneo nei prati e boschi delle Alpi Marittime fino ad altitudini di tutto rispetto (1800 mt), non appena la temperatura si rialza, con il tepore, emana un dolce effluvio lievemente mielato. Grazie a questo sottile profumo è cibo apprezzato dalle api che insieme alle formiche concorrono all'impollinazione ed alla risemina di questo prezioso gioiellino botanico.
Una primavera senza bucaneve porta un'estate senza frutti” recita un detto contadino che attribuisce a questo fiore un presagio di fertilità per le stagioni a venire. L'aspetto delicato e perfino umile, accentuato dal candore dell'infiorescenza pendula, non deve però celare l'incredibile forza insita in questa piccola bulbosa che spinge precocemente le sue foglioline appuntite per emergere alla luce attraverso il suolo ancora indurito dal gelo.
Fiorisce da febbraio ad aprile il Galanthus nivalis, nome botanico dal greco 'fiore di latte e delle nevi' perché allude al candore, alla purezza e alla 'Dea Bianca', l'antica icona della fecondità che ci riconduce alla Luna, alla Terra e alle Stagioni. Anche detto Galantino e Foraneve, rappresenta la speranza e la tenacia nel persistere della vita vegetativa nonostante la stagione avversa, perciò simbolo della consolazione come narra la leggenda che lo vorrebbe creato da un angelo pietoso per riportare sorriso e luce alla disperata Eva cacciata con Adamo dal Paradiso terrestre.
Freidolina a Oncino e Chouqueto a Monterosso, nelle parlate occitane, protagonista di leggende e favole con trasfigurazioni letterarie evocate dai numerosi soprannomi popolari quali Stella del mattino, Lacrima bianca, Goccia di neve, Campanello del lupo, Fiore della purificazione e Campana della Candelora. In questi ultimi due, in particolare, vien conferito al Bucaneve il titolo di 'fiore del due febbraio', giorno in cui le donne, secondo il folclore, ne avrebbero fatto largo uso per adornarsene in segno di purezza. Da Imbolc, celebrata dai Celti per il primo risveglio della natura dedicato alla dea-madre Brigit, fino alla Candelora dei Cristiani che cade quaranta giorni dopo la nascita di Gesù come 'Festa della purificazione' della Vergine dopo il parto, questo fiore era uno dei principali addobbi nelle chiese.
Come spesso avviene per il gioco delle ambivalenze, il Bucaneve è stato considerato, soprattutto nella tradizione anglosassone, anche un 'fiore dei morti' assai diffuso nei cimiteri vittoriani, forse perché, come prodotto erboristico, il Galanthus è considerato moderatamente velenoso.
Dosi eccessive di preparati a base di questa pianta possono dare effetti tossici con importanti sintomi di bradicardia e ipotensione. Pertanto se ne sconsiglia l'uso 'fai da te' mentre in medicina, appositamente trattato in dosi minime, viene indicato soprattutto come analgesico e curativo per il morbo di Alzheimer grazie a un alcaloide in esso contenuto, la galantamina, che ha destato vivo interesse fra studiosi e ricercatori fin dagli anni Cinquanta, perché capace di contrastare il deterioramento cognitivo proprio della malattia neurologica che si è largamente estesa in questi ultimi decenni in tutto il modo occidentale.
Di questa semplice ma pregiata bulbosa molti sono gli estimatori e i collezionisti in tutto il mondo che ne ricercano e apprezzano le numerose varietà, in gran parte cultivar delle venti specie esistenti in natura, visitando social networks e mercati tra i quali la famosa Fiera floricola denominata London Early Spring Plant Fair, dedicata al Bucaneve e organizzata dalla Royal Horticultural Society, che si svolge ogni anno in Inghilterra.