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sabato 26 giugno 2021


QUEI MAZZOLINI DI SAN GIOVANNI


Il racconto dei mazzolini di erbe usati per propiziare la sorte e allontanare il malocchio ha radici antiche legate ancor prima del San Giovanni, grande ricorrenza di ogni estate, innesto cristiano di riti pagani dedicati al sole. Si festeggia pochi giorni dopo il solstizio, la giornata più lunga dell'anno che cade il 20 o il 21 giugno a seconda degli anni. E' proprio in questo breve lasso di tempo, tre/quattro giorni durante i quali il sole sembra 'sostare nel cielo' all'apice del suo ciclo, che l'effetto benefico dei suoi raggi su piante e fiori si fa più potente.

Nel calendario contadino il momento magico era dato anche da quella che veniva detta Luna delle erbe o Luna d'estate, in corrispondenza al novilunio del mese di giugno, una congiunzione astrale foriera di energie rigeneratrici per la terra ma soprattutto per quelle erbe, e sono la maggior parte, il cui tempo balsamico cade appunto nel periodo solstiziale. Ed è proprio in quel mitico incontro di sole e luna che le piante, officinali e medicinali, sembrano esprimere al massimo i propri aromi e presentano la più alta concentrazione di principi attivi in esse contenuti.

La notte della vigilia, ritenuta magica fin dall'antichità e preludio alla Festa in cui tutte le energie della luce e del fuoco, delle acque e dell'aria diventano sinergiche, momento di grande fertilità per uomini e animali, lo è soprattutto per la vegetazione, protagonista di svariati riti. L'erba vecchia vien bruciata attraverso i suggestivi falò o fungalere che illuminano la notte sulle colline prealpine, mentre le erbe nuove, raccolte al massimo della loro valenza energetica e al meglio delle loro virtù curative, assumono una valore aggiunto diventando benauguranti di abbondanza, ricchezza e fortuna, vere e proprie difese dai più temuti guai della vita, almeno per un anno intero.

Si diceva che il mondo femminile potesse avvalersi delle ‘Erbe di San Giovanni ’ per ogni esigenza. Nei tempi passati le giovani spose, proprio la mattina di San Giovanni, si aggiravano nude per i campi per rotolarsi nell'erba intrisa di rugiada, certe che questo bagno nella natura le avrebbe rese più fertili e capaci di generare prole con maggior facilità. Per le ragazze nubili era usanza porne un mazzetto sotto il cuscino la sera della festa per ottenere sogni profetici e presagi sul futuro amoroso e degli affetti in genere. Di solito il mazzolino 'portafortuna' era scaramanticamente composto da erbe in numero dispari , mediamente di sette o nove, reperibili in loco. Non poteva mancare il luminoso Iperico (Hypericum perforatum L.) dai fiori a cinque petali di un impareggiabile giallo splendente, l’ Erba di San Giovanni per antonomasia, molto usato nella medicina popolare perché ricco di molteplici proprietà toniche, stimolanti e antidepressive superiori a quelle dei più noti farmaci di sintesi. La Lavanda o Lavandula spica, nome che deriva dall'uso di aggiungerla all'acqua in cui lavarsi, amante dei terreni sassosi e aridi nelle Alpi Marittime, nel Cuneese e in Provenza, con i minuti fiori blu-violetti da essiccare per profumare la biancheria. Anche detta Spighetta di San Giovanni, calmante e antisettica, insieme a Iperico, Ruta, Rosa, Viola e Rosmarino, è annoverata tra le erbe per la famosa “Acqua di San Giovanni” che le nonne preparavano esponendo alla luna, in una bacinella con acqua di sorgente, fiori e foglie per ottenere, nella notte miracolosa, salute, bellezza, fecondità e lunga vita. Malva, Salvia, panacea di ogni male di cui si dice 'come può morire chi ha la salvia nel proprio orto?', E poi tra le altre aromatiche del luogo, la Mentuccia, digestiva e lievemente afrodisiaca, la Verbena, antidolorifica e per facilitare il parto, la Camomilla selvatica, lenitiva e schiarente per capelli.

Dedicate al Santo, da cui prendono anche il nome, sono poi l’Artemisia comune (Arthemisia vulgaris) o Corona di San Giovanni e l'Arthemisia Absinthium, più nota col nome di Assenzio (detta anche Cinto de San-Jan) dalle proprietà sedative della quale si narra fosse stata donata alle donne da Artemide per regolarne il ciclo e aiutarle nei parti difficili, vietata invece alle puerpere durante l'allattamento per il sapore che conferisce al latte, sgradito ai neonati. L’Asparago di bosco (Aruncus dioicus) o Rosa di San Giovanni, anche noto come Fiore dell'Ascensione ci procura gustosi piatti di rossi “asparagi montani” selvatici e, da giugno, impreziosisce con spolverini bianco-gialli il sottobosco rendendolo meno scuro. Le sue proprietà riconosciute dalla medicina popolare sono espettoranti e febbrifughe. L’Edera terrestre (Hedera Helix) o Cinghia di San Giovanni, rampicante comune su muri, rupi e tronchi d'alberi con nere bacche velenose, adoperata solo per uso esterno in pomate e tinture per capelli, o per rafforzare i legami amorosi, nascosta sotto il letto matrimoniale assicurava ai coniugi eterna fedeltà reciproca.

Il Ribes rosso (Ribes rubrum) anche detto Bacche di San Giovanni o Grappoli di San Giovanni (in Germania), impareggiabile per il succo che se ne trae, in macedonia o trasformato nella classica gelatina favolosa per le crostate, ricco di vitamina C, tonico e digestivo, viene anche chiamato Uva di San Giovanni, denominazione che talvolta viene attribuita altresì all'Uva ursina o al Caprifoglio.E infine l'elegante e misteriosa Felce (Dryopteris filis-mas) che pur priva di infiorescenze viene nella leggenda indicata come il mitico 'Fiore d'oro della notte di San Giovanni' (fiore in questo caso si riferisce al seme perché com'è noto la felce non fiorisce) che a chi lo vede indicherebbe la strada per trovare un tesoro arricchendolo.

Gloria Tarditi sul 'Dragone' - maggio 2021





















mazzolino di erbe per San Giovanni

 

martedì 23 giugno 2020

I MAZZOLINI 'portafortuna' di SAN GIOVANNI




Il racconto dei mazzolini di erbe usati per propiziare la sorte e allontanare il malocchio ha radici antiche legate ancor prima del San Giovanni, grande ricorrenza di ogni estate, innesto cristiano di riti pagani dedicati al sole. Si festeggia pochi giorni dopo il solstizio, la giornata più lunga dell'anno che cade il 20, come quest'anno, o il 21 giugno. E' proprio in questo breve lasso di tempo, tre/quattro giorni durante i quali il sole sembra 'sostare nel cielo' all'apice del suo ciclo, che l'effetto benefico dei suoi raggi su piante e fiori si fa più potente.

Nel calendario contadino il momento magico era dato anche da quella che veniva detta Luna delle erbe o Luna d'estate, in corrispondenza al novilunio del mese di giugno, una congiunzione astrale foriera di energie rigeneratrici per la terra ma soprattutto per quelle erbe, e sono la maggior parte, il cui tempo balsamico cade proprio nel periodo solstiziale. Ed è proprio in quel mitico incontro di sole e luna che le piante, officinali e medicinali, sembrano esprimere al massimo i propri aromi e presentano la più alta concentrazione di principi attivi in esse contenuti.

La notte della vigilia, ritenuta magica fin dall'antichità e preludio alla Festa in cui tutte le energie della luce e del fuoco, delle acque e dell'aria diventano sinergiche, momento di grande fertilità per uomini, animali, lo è soprattutto per la vegetazione protagonista di svariati riti. L'erba vecchia vien bruciata attraverso i suggestivi falò o fungalere che illuminano la notte sulle colline prealpine, mentre le erbe nuove, raccolte al massimo della loro valenza energetica e al meglio delle loro virtù curative, assumono una valore aggiunto diventando benauguranti di abbondanza, ricchezza e fortuna, vere e proprie difese dai più temuti guai della vita, almeno per un anno intero.

Si diceva che il mondo femminile potesse avvalersi delle ‘Erbe di San Giovanni ’ per ogni esigenza. Nei tempi passati le giovani spose, proprio la mattina di San Giovanni, si aggiravano nude per i campi per rotolarsi nell'erba intrisa di rugiada, certe che questo bagno nella natura le avrebbe rese più fertili e capaci di generare prole con maggior facilità. Per le ragazze nubili era usanza porne un mazzetto sotto il cuscino la sera della festa per ottenere sogni profetici e presagi sul futuro amoroso e degli affetti in genere.

Di solito il mazzolino 'portafortuna' era scaramanticamente composto da erbe in numero dispari , mediamente di sette o nove, reperibili in loco. Non poteva mancare il luminoso Iperico (Hypericum perforatum L.) dai fiori a cinque petali di un impareggiabile giallo splendente, l’Erba di San Giovanni per antonomasia, molto usato nella medicina popolare perché ricco di molteplici proprietà toniche, stimolanti e antidepressive superiori a quelle dei più noti farmaci di sintesi. La Lavanda o Lavandula spica, nome che deriva dall'uso di aggiungerla all'acqua in cui lavarsi, amante dei terreni sassosi e aridi nelle Alpi Marittime, nel Cuneese e in Provenza, con i minuti fiori blu-violetti da essiccare per profumare la biancheria, anche detta Spighetta di San Giovanni, calmante e antisettica. E poi tra le altre aromatiche del luogo, la Mentuccia, digestiva e lievemente afrodisiaca, la Verbena, antidolorifica e per facilitare il parto, la Camomilla selvatica, lenitiva e schiarente per capelli. Malva, Salvia, panacea di ogni male di cui si dice 'come può morire chi ha la salvia nel proprio orto?', Viola e Rosmarino, annoverate anche tra le erbe per “l'acqua di San Giovanni” che le nonne preparavano esponendo alla luna, in una bacinella con acqua di sorgente, fiori e foglie per ottenere, nella notte miracolosa, salute, bellezza, fecondità e lunga vita. Sempre dedicate al Santo, da cui prendono anche il nome, l’Artemisia comune (Arthemisia vulgaris) o Corona di San Giovanni e l'Arthemisia Absinthium, più nota col nome di Assenzio (detta anche Cinto de San-Jan) dalle proprietà sedative della quale si narra che fosse stata donata alle donne da Artemide per regolarne il ciclo e aiutarle nei parti difficili, invece vietata alle puerpere durante l'allattamento perché conferiva al latte un sapore sgradito ai neonati. L’Edera terrestre (Hedera Helix) o Cinghia di San Giovanni, rampicante comune su muri, rupi e tronchi d'alberi con nere bacche velenose, adoperata solo per uso esterno in pomate e tinture per capelli, o per rafforzare i legami amorosi, nascosta sotto il letto matrimoniale assicurava ai coniugi eterna fedeltà reciproca. E infine l'elegante e misteriosa Felce (Dryopteris filix-mas)) che, pur priva di infiorescenze, è nota nella leggenda come il mitico 'fiore d'oro' della notte di San Giovanni: i suoi semi porterebbero ricchezza e abbondanza a chi li trova o addirittura aiuterebbero a scoprire un tesoro.





















lunedì 21 maggio 2018

A SAN GIOVANNI





In tutti gli Ebook-stores lo potete trovare ! in attesa della festa di San Giovanni un saluto 'solare' a tutti voi che amate le Erbe e i Fiori come me.

martedì 24 aprile 2018

A SAN GIOVANNI


A SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE


E' disponibile negli Ebook-stores 'A SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE'
dedicato alla flora spontanea nelle terre occitane, dalle Alpi al mare.
Con un approccio più antropologico che botanico, in questo Ebook disponibile in rete, si propongono miti, storie, leggende,curiosità, interazioni mediche e culinarie, dall'antichità ad oggi, per far meglio conoscere, attraverso  diverse sfaccettature, le meravigliose creature vegetali che con semplicità e generosità accompagnano la nostra vita.
Con colori e profumi ci rallegrano nel quotidiano e nella festa, una presenza gradevole e costante che arricchisce la nostra realtà e, lungo il cammino della vita, ci regala serenità e pace. Ma le piante ci aiutano anche nei momenti bui delle sofferenze: la maggior parte di esse possiede straordinarie  proprietà curative da secoli sperimentate nella medicina popolare e oggi ancor più convalidate dalla scienza”.

Su questì temi l'autrice ha raccolto alcuni suoi  scritti degli ultimi dieci anni per 'Viver meglio' nella rubrica 'Anima e corpo', 'Ousitanio vivo' nella rubrica 'Flors d'Occitania' e 'Il Dragone' nella rubrica 'Di fiore in fiore'.
Pubblicista iscritta all'Albo dei Giornalisti dal 1985, ho collaborato a varie testate di settimanali, periodici e riviste (Astragalo, Cuneo Provincia Granda, Ad Ovest), occupandomi di attualità e cultura.
A questo primo Ebook, (un secondo, per completare l'opera, è già in preparazione), seguirà non appena possibile la relativa stampa in versione cartacea per coloro che preferiscono questa modalità di lettura.







mercoledì 5 luglio 2017

LAVANDA, la Spighetta di San Giovanni



Lavanda è il nome di una pianta ma è anche il nome di un colore e di un profumo. Un tris di attributi perfettamente integrati nel fiore 'lavando o levando, labando, lauandro, alebandro, bondo, bounto' (occitano-provenzale di Mistral), tipico della Provenza che, per tutta l'estate, ci regala larghe distese di un particolare blu-violetto cui si sono ispirati artisti come Cézanne, Matisse, Gauguin, Van Gogh.
Fiorisce tra giugno e luglio azzurrando il paesaggio con il suo intenso colore che par d'essere là dove è mappata la Route de la lavande, un itinerario da favola tra antichi borghi provenzali, un imbattibile target culturale e turistico. Messo a rischio anni fa da una malattia che aggredì alcune specie del lavandin, ibrido naturale tra L.angustifolia ( espic) e L.latifolia (badafa, coltivato a partire dagli anni '30 per la sua resistenza agli sbalzi climatici e per la ricchezza di oli essenziali) causando danni non soltanto economici ma paesaggistici a questa straordinaria terra di luce e fragranze, culla madre della lavanda di qui diffusasi in tutto il bacino del Mediterraneo e successivamente nell'Est d'Europa fino alla Tasmania e poi in Canada.
Lavandula angustifolia o officinalis, la labiata di origine mediterranea, è di casa anche nelle nostre meravigliose valli cuneesi dove cresce spontanea fino e molto oltre i mille metri (1800 nelle Cozie). Comune nelle Alpi Liguri (resa celebre da uno spot radiofonico degli anni '60 che reclamizzava la 'Coldinava ...vicino alle stelle'), naturalizzatasi poi anche in Val Gesso in quei terreni più esposti al sole, ha trovato una vera e propria rinascita, tra le nuove colture, a Andonno e in altri territori del Parco Naturale Alpi Marittime dove, nei secoli scorsi, era una risorsa economica per molte famiglie che festeggiavano il momento del raccolto in agosto (in occitano “Ai temp d'l'izòp”). Dal Piemonte la lavanda confluiva poi a Grasse, capitale dei profumi, dove si recava gran parte della popolazione partendo dalle nostre povere vallate per trovar lavoro come mano d'opera, soprattutto nell' agricoltura.
La coltura della lavanda, riproposta da un po' d'anni in Alta Langa a Sale San Giovanni, nel periodo della fioritura crea un paesaggio evocativo: terra chiara e fiori blu, del tutto simile a una piccola Provenza piemontese.
La suggestione persiste anche perché il nome popolare della pianta, detta Spighetta di San Giovanni per la tipica forma raggruppata delle sue minuscole infiorescenze che spiccano su fusti eretti tra le foglie lineari e cinerine, ricorda il Santo delle Erbe. E' infatti tra le principali aromatiche per l’Acqua di San Giovanni insieme a rosmarino, iperico, ruta, artemisia, salvia, verbena, mentuccia e tutte quante le buone erbe che si raccolgono, in concomitanza con il loro tempo balsamico, nel periodo solstiziale estivo.
Il folclore vuole che questa magica pozione si prepari la notte antecedente la festività del 24 giugno, mettendo a macero i vegetali raccolti in luoghi incontaminati, disposti in un bacile colmo di acqua sorgiva, all'aperto. L'esposizione alla luna e alla rugiada del mattino, secondo l'antica tradizione alchemica arricchirebbe l'acqua di quei benefici straordinari principi posseduti da erbe e fiori in quel preciso momento dell'anno, tramutandola in un potente lavacro per dar splendore e salute alla pelle e scaramanticamente offrire un anno d'amore e felicità a chi ne faccia uso.
Pianta dal temperamento generoso, rispettosa nei confronti della flora che la circonda, la rustica e spartana lavanda si accontenta di terreni poveri e sassosi, di poca acqua, e si espande moderatamente in modo da non soffocare le esigenze vitali delle altre specie circostanti. Un esempio di sobrietà che la natura ci offre a modello per quella 'decrescita felice' di cui si teorizza in questi anni di crisi economica e non solo.
Splendida mellifera, il suo aroma eccezionale attrae le api che producono uno tra i mieli più pregiati, dal gusto delicato utile rimedio per mal di gola e stress.
Nel nord dell'Algeria le donne cantavano“Salute Lavanda” perché si credeva che questo fiore le avrebbe protette contro i maltrattamenti dei mariti (A.Cattabiani), mentre le sposine timorose e immature, impaurite da prestazioni sessuali rozze o indesiderate, contavano sull'effetto rilassante e anti-panico delle spighette profumate che nascondevano sotto i cuscini. Forse anche per questi effetti sedativi le nostre nonne amavano immensamente la sua inconfondibile fragranza? Verrebbe da sorridere se i tremendi episodi che ci propone la cronaca ogni giorno non facessero rivalutare questa virtuosa essenza raccomandata per squilibri e disturbi nervosi come 'malinconia, nevrastenia, irritabilità, spasmi e insonnie' (J.Valnet), superficialmente e genericamente liquidati in passato come 'crisi di tristezza delle donne'.
Simbolo di purezza e verginità, tante e preziose sono le acclarate proprietà analgesiche e antisettiche della Lavandula (nome scientifico dal gerundio latino di 'lavare') a ribadire le qualità detergenti di fiori e foglie che, essiccate in sacchettini d’organza negli armadi di casa e nei cassetti, quando ancora la chimica non aveva preso il sopravvento, conferivano un lieve profumo agreste alla biancheria, lenzuola e asciugamani, preservandola dalle tarme.
Assai pregiati il sapone alla lavanda e l'Esprìt de lavando, qualche goccia su un fazzoletto di lino o cotone, in caso di lievi malori, stress, o per tener lontani raffreddori e mal di testa.
Potente antisettico per la pulizia della pelle, la disinfezione e contro le punture di insetti, è indicata dal dott.Valnet, tra i massimi esperti mondiali di Fitoterapia, per più di una ventina di disturbi e affezioni che riguardano le vie respiratorie quali asma, pertosse, bronchite, influenza, ecc., per le quali rappresenta una vera panacea.
Da sottolineare anche le proprietà antivenefiche ben note nella tradizione dei cacciatori alpini che, quando i loro cani venivano morsi dalle vipere, stropicciavano un po' di lavanda tra le dita e la strofinavano sugli animali neutralizzando in tal modo il veleno.
In cucina, sull'onda della 'green philosophie' che rivaluta il genuino e naturale, è tornata alla ribalta per dolci da forno, biscotti e brioches, o per profumare piatti di salumi o altri cui dona un tocco di soavità.
Gli usi magici della lavanda, come si faceva in passato, riguardano le intrinseche proprietà, attribuite alla pianta, di allontanare malocchio e streghe, ai cui malefici si cercava di sottrarre soprattutto i bambini, nonché all'acclarato potere di allungare la vita a chi 'regolarmente l'annusasse' (S. Cunnigham).

dall'ebook 'A San Giovanni tutte le erbe sono sante'


lunedì 26 giugno 2017

ERBO DE SAN JAN

Hypericum perforatum
 
Fra le numerose piante dedicate al santo Giovanni Battista, ne abbiamo contate all'incirca una trentina cui vengono riconosciute proprietà benefiche o addirittura terapeutiche, la primogenitura spetta al dorato Iperico, perenne originario dell'arcipelago britannico noto come St.John's wort che è infatti, per antonomasia, l'Erba di San Giovanni o Erbo de San Jan.
La fioritura di solito inizia da metà giugno, quando il sole all'apice del ciclo annuale irradia tutta la sua potenza energetica su erbe e fiori il cui tempo balsamico coincide con il solstizio, e per tutta l'estate brilla di un giallo fulgido sprigionando, anche in penombra e nelle notti di luna, una lucentezza che sembra catturata ai raggi dell'astro solare.
In tutta Europa e nelle regioni mediterranee ha un habitat molto esteso: nelle nostre valli, dalle Alpi al mare, cresce spontaneamente negli incolti e lungo strade o sterrati, in boscaglie e zone ruderali cui conferisce un tocco di solarità.
Il suo nome scientifico Hypericum perforatum si richiama all'impressione, se guardato controluce, che le foglie siano bucherellate, peculiarità dovuta alle innumerevoli gocce di olio essenziale contenuto sotto l'epidermide. Anche in occitano a seconda delle parlate, è noto per queste stesse caratteristiche come milepertùs o millepertuì, trafourèllo. il péric, l'èrba pertusaa.
Cacciadiavoli, scacciadiavoli e chassa-diablé, dal medioevale 'fugademonum', diciture anch'esse note nella tradizione popolare, si riferiscono soprattutto alle qualità intrinseche della pianta che contiene un pigmento rosso l'ipericina cui sono riconosciute proprietà antidepressive superiori a quelle di più noti farmaci di sintesi. Ed è probabile che stabilizzando il tono dell'umore ed aiutando così ad affrontare i problemi della vita quotidiana con meno ansia e maggior serenità, l'iperico ha meritato già nei tempi addietro il titolo di pianta che tiene lontani malinconie e guai. I maggiori dei quali, nella civiltà contadina di un tempo, erano costituiti da malattie, morte del bestiame, tempeste, ecc.
Di qui l'uso magico e apotropaico della pianta in virtù della quale venivano fugati i 'demoni o diavoli' e le varie energie negative derivanti da ipocondrie e paranoie legate alle paure incontrollabili. Nella notte di San Giovanni durante le feste popolari coloro che saltavano i falò si cingevano la fronte per assicurarsi scaramanticamente l'incolumità dal fuoco e, successivamente, le fronde venivano buttate sui tetti e sugli usci delle case contadine per esorcizzare incendi e fulmini.
Di recente l'iperico è stato riconsiderato, nella farmacopea ufficiale, anche per le sue qualità antivirali oltre che antibatteriche e antinfiammatorie, ed è stato impiegato come rimedio sperimentale addirittura nella sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).
Dall'ipericina, che sgorga come sangue dai fiori triturati richiamando l' immaginario mistico del martirio di San Giovanni e di altre ritualità sacre precristiane, si ottiene anche l'olio rosso noto rimedio fitoterapico per la cura di bruciature, dolori muscolari e slogature.
La preparazione di questo linimento, fra i più efficaci dei prodotti naturali, si ottiene esponendo al sole un barattolo di vetro contenente le sommità fiorite immerse in olio d'oliva o di girasole, quest'ultimo molto ricco di vitamina E assai utile per la pelle, solitamente per quaranta giorni fintanto che l'olio non si tinga del tipico color mattone caratteristico del principio attivo. L'erboristeria magica vuole che i fiori per quest'olio debbano esser presi a mezzogiorno del 24 giugno, festa di San Giovanni, mentre per gli altri usi l'erba va raccolta prima del sorgere del sole nella notte precedente il celebre 'midsummer day' degli anglosassoni, in cui realtà e sogno si confondono come ci racconta Shakespeare.
Più concretamente in Provenza i contadini si recavano in campagna all'alba della festività per portare tutte le erbe aromatiche e commestibili di primo mattino sul mercato di Marsiglia dove venivano venduti tra le primizie.
Secondo altre credenze popolari i mazzetti con le erbe di San Giovanni costituivano, per le donne nubili, una pratica rituale: ponendo uno di questi amuleti sotto il cuscino la sera della festa si potevano ottenere presagi, il mattino successivo, sul proprio futuro familiare e amoroso. Di solito la composizione era fatta con nove erbe tra cui non doveva mai mancare l'iperico che nel Vocabolario dell'amore significa ' oblio dei tormenti della vita'.