lunedì 24 dicembre 2018
sabato 15 dicembre 2018
sabato 8 dicembre 2018
PASSO LENTO CUOR CONTENTO
Diario di un viaggio a piedi dalla montagna al mare - Mostra a San Giacomo di Boves
Dal 22 dicembre 2018 al 6 gennaio
2019 saranno esposte oltre 50 tavole di Francesca Reinero,
grafica e illustratrice cuneese, che l'estate scorsa ha percorso un
cammino a piedi dalla montagna al mare, partendo dal borgo montano
in cui vive, San Giacomo di Boves fino a Ceriana. Traendo
ispirazione da quel viaggio con Diego, ha pubblicato un diario
illustrato "Passo lento cuor contento" e stampe
firmate e numerate realizzate per questa occasione.
La mostra si terrà nei locali
delle ex scuole elementari dedicate a "Adriana Filippi",
pittrice partigiana, a S. Giacomo di Boves e sarà visitabile dalle
15 alle 17,30.
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domenica 25 novembre 2018
DEDICATO ALLE DONNE

venerdì 23 novembre 2018
giovedì 22 novembre 2018
LE FESTOSE E COLORATE ZUCCHE CHE RALLEGRANO LA STAGIONE DEL BUIO


Regina
d'autunno, quando negli orti e nei
giardini di campagna si crea una felice commistione di steli fioriti
e ortaggi prelibati dolcemente insidiati da coloratissime dalie,
tageti e crisantemi. la Zucca nelle sue numerose varietà con
tonalità di giallo, rosso-arancio e viola, ci regala vivaci sprazzi
di luce solare. Gioia per gli occhi e per il palato appaga il
gusto migliorando anche l'umore di chi risente dell'affievolirsi
della luce diurna ( mezzo milione di persone, soprattutto nelle aree
settentrionali del mondo, sofferenti per questa particolare forma di
depressione detta SAD, acronimo di Seasonal
Affective Disorder, ovvero 'disordine
affettivo stagionale' che si manifesta con
sintomi quali cali di energia, scoraggiamento, malinconia e altro).
Zucche come lanterne,
intagliate con volti terrificanti a ricordo della leggenda di Jack
O'Lantern, icona della riesumata ' notte di Halloween', fra il 31
ottobre e il 1° novembre, tacciata di importazione oltreoceanica.
Ma presso i Celti, che abitarono in epoca precristiana anche le
nostre terre, questo periodo di passaggio stagionale costituiva
l’inizio d’anno, il mitico Samain
di cui resta traccia nei proverbi e nelle usanze popolari.
E poi ancora la zucca come
simbolo di fecondità e di rinascita (la carrozza di Cenerentola era
una zucca) e i suoi semi, le anime dei morti che sarebbero tornate
ogni anno a banchettare nelle loro case proprio ai primi di
novembre.
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domenica 18 novembre 2018
lunedì 29 ottobre 2018
CASTAGNE E MARRONI CIBO PER CORPO E ANIMA NELLE FESTE DI OGNISSANTI
I
nostri alberi di Castagno
( gli Arbu
bovesani) che a giugno spargevano odor di miele dai lunghi amenti
color del latte, quest'autunno ci han regalato grossi ricci pieni di
tante belle e buone castagne che mai ci saremmo aspettati dopo lo
spettro del cinipide fortunatamente sconfitto da un insetto
antagonista, tal Torymus sinensis. Introdotto ad arte da nostri
scienziati-agronomi scesi in campo conducendo un'efficace lotta
biologica, nei boschi in collina tutto sembra tornato come prima.
E'
stato un vero dono per tutti la guarigione insperata, in così breve
tempo, di questa pianta importantissima. Ai suoi frutti, tra i più
utili e
'pazienti
nel mondo vegetale',
la tradizione popolare attribuiva grandi virtù
nutrizionali
soprattutto in tempi di carestia quando, trasformati in farina,
rimpiazzavano riso, pasta e altri cereali nelle povere tavole di
contadini e montanari. Ricchi di carboidrati, forniscono infatti una
scorta naturale di vitamine e sali minerali utili al sistema
immunitario che, con il freddo, necessita di esser rafforzato.
Castagna,
Castagno, Chatagno, Chastanha o Castanha,
etc.etc.,
in occitano, piemontese e nei diversi patois.
Tante le varietà locali, tra le più pregiate Carùn
neir, Carùn rus (Boves)
o
le più semplici ma non meno gustose
Balote,
arrostite come 'caldarroste' o bollite, da provare anche mescolate al
latte per un piatto antico molto energetico.
Ai
più golosi piace il
'Castagnaccio',
prodotto tipico dal sapore particolare, senza parlare dei
meravigliosi Marroni o Marrun trasformati nei mitici
'Marrons glacés' ,
delizie del palato
che han
fatto assurgere la castagna, cenerentola
dei boschi,
dalla
'cucina povera'
alla 'haute
cuisine'.
Costosi
e desiderati i pregiatissimi frutti vengono, attraverso una delicata
e laboriosa lavorazione, canditi e poi glassati tutti interi senza
romperli. Un vero e proprio
'cult'
della
pasticceria piemontese, nato intorno al '500 nel Cuneese dove si
raccoglievano e tuttora si raccolgono i marroni da esportare in tutto
il mondo. E
come
per i grandi vini, anche per i castagni da marroni son state fatte
negli anni valutazioni in base al
'cru',
ovvero in relazione alla zona geografica e all'esposizione delle
terre d'origine in gran parte situate nel nostro bel territorio
pedemontano.
Nella
medicina popolare del Castagno si faceva uso di ogni sua parte: le
foglie molto tanniche, venivano indicate per bronchiti e reumatismi,
la corteccia come febbrifugo, ricci e castagne in decotto per le
coliche.
Dei
fiori si sa che, bottinati dalle api in primavera, producono un
miele tra
i più amati, di colore scuro e leggermente amarognolo, tonico ed
energetico, ma soprattutto adatto ad essere gustato insieme ai
formaggi e al salato.
'Togliere
le castagne dal fuoco' è
un modo per spiegare quello che oggi, con la globalizzazione, si
definirebbe un'azione di 'problem-solving'.
Da
sempre si è anche creduto che le castagne avessero una relazione
con il mondo dell'aldilà. Si pensava che fossero i contenitori delle
anime dei trapassati ed era usanza popolare, nelle Valli occitane,
piemontesi e in Provenza, consumarle ritualmente durante la
festa di Ognissanti e
nel giorno successivo dedicato ai Defunti.
Tali
credenze, a livello simbolico erano una sorta di interiorizzazione:
il cibo
dei morti,
per una festa sacrale che cade in autunno, momento in cui si fa la
raccolta di questi generosi frutti del bosco.
Una
curiosa usanza popolare suggeriva, per la sera della vigilia, di
mettere
sotto il cuscino qualche bel marrone
così da scoraggiare gli spiriti che altrimenti, in caso di
dimenticanza da parte dei vivi, sarebbero ahimè tornati per tirar i
piedi ai dormiglioni di scarsa memoria.
dall'ebook 'A San Giovanni tutte le erbe sono sante'
lunedì 24 settembre 2018
GIA' MI FIORISCE IL COLCHICO AUTUNNALE
'Io nell'immenso voglio
tornare a me,
già mi fiorisce il colchico autunnale dell'anima,
forse è già troppo tardi per tornare.'
Alcuni versi autunnali della poetessa tedesca Else Lasker-Schuler da 'Fuga dal mondo' in 'Ballate ebraiche e altre poesie' - Giuntina 1985 - traduzione di Maura Del Serra (cantosirene.blogspot.com)
tornare a me,
già mi fiorisce il colchico autunnale dell'anima,
forse è già troppo tardi per tornare.'
Alcuni versi autunnali della poetessa tedesca Else Lasker-Schuler da 'Fuga dal mondo' in 'Ballate ebraiche e altre poesie' - Giuntina 1985 - traduzione di Maura Del Serra (cantosirene.blogspot.com)
domenica 23 settembre 2018
ELEGANTE E VELENOSO IL COLCHICO ANNUNCIA L'AUTUNNO
Quest'anno
in collina il leggiadro Colchico
è apparso prima del solito, non ancora iniziato l'autunno
astronomico. Nei prati al limite del bosco stilizzati mazzetti di
fiori lilla, sparsi qua e là da naturale grazia, illuminati da un
sole ora pallido e radente annunciano che “
i migliori giorni son passati”.
Anche se ancora tanti sono i doni che la foresta ci riserva in
questo periodo ricco di bacche colorate, noci e castagne.
Un
po' malinconica la simbologia, fin dall'antichità attribuita al
Colchico autunnale, di fiore funerario. Infatti, pur tra i più
belli che la flora spontanea ci offre come regalo d'addio nella tarda
estate, contiene un pericoloso alcaloide, la colchicina. Recentemente
ha mietuto due vittime, marito e moglie veneziani, che durante una
passeggiata in montagna, scambiandolo per
Zafferano
di cui è quasi indistinguibile, ne han fatto uso alimentare.
Originario,
come narra il suo nome, della Colchide patria della mitica Medea,
localizzata nell'est della Georgia sul Mar Nero, è uno dei fiori
spontanei emblema anche dell'unione matrimoniale. E pure su
quest'ambivalenza archetipica di ' amore e morte' ( meno
psicoanalitico ma divulgato nel detto popolare ' il matrimonio è la
tomba dell'amore') si gioca la nomea del piccolo velenoso ed
elegantissimo
Colchicum autumnale,
famiglia delle Liliaceae, anche noto come freddolina, giglio matto,
falso zafferano o
Zafferano bastardo
per la grande somiglianza con la pianta del Crocus sativus da cui si
trae la pregiata spezia gialla-oro regina dei nostri risotti.
In
occitano
Anoulha o Anoulho, Cocut vei (Robilante),
Velharòla
(Mistral)
molto simile al francese
Veilleuse o Veillote (forse
occitano) dal termine
Velha,
veglia che iniziava solitamente in autunno e in Provenza il primo
settembre a San Lupo (F.Romano).
Curiose
anche alcune dizioni popolari piemontesi come
sfergiurin-a, fergiulin-a, fridulin-a,
ad indicare il fiore che sboccia coi primi freddi, o il più
drastico 'strossa can'. Quest'ultima riguarderebbe in modo
particolare i cani da caccia che talvolta morivano, si pensa, per
l'ingestione spontanea o indotta di questa pianta utilizzata, spesso
e volentieri, nelle micidiali polpette per eliminare animali non
graditi.
Fortemente
tossico, come
necessario sottolineare per la presenza di diversi alcaloidi, il
principale dei quali la già citata colchicina rappresenta un veleno
se ingerito in quantità anche minima: 3 cg. sottotitola alla voce
Colchico il
Valnet,
pari a qualche seme. Per un bimbo potrebbe essere fatale anche un
solo seme che, come il bulbo, è la parte della pianta più ricca di
alcaloide tossico.
Bovini,cavalli
e animali di grossa taglia che pascolano in libertà, raramente se ne
cibano mentre pecore e capre, assai resistenti , possono ingerirne
senza pericolo ma il loro latte e i formaggi derivati non sono più
commestibili.
Un
antidoto contro questo potente veleno chiamato
'ephemero',
secondo Dioscoride, sarebbe la polpa di castagna. Si dà il caso che
colchico e castagna maturino nello stesso periodo e nelle stesse zone
sicché possano interagire. Anche in questo abbinamento, certo non
casuale, madre-natura ci mostra quella dote di 'buon
senso'
che spesso vien meno agli esseri cosiddetti razionali.
Oculatissimo,
come si può ben capire, l'utilizzo di questa pianta nella farmacopea
e nell'omeopatia, affidandone l'uso esclusivamente a medici che lo
raccomandano talvolta per la gotta o per preparazioni antitumorali
(L.O.Speciani). In quest'ultimo caso l'alcaloide agirebbe come
anti-degenerativo delle cellule cancerogene inibendone la
moltiplicazione.
Nel
libro 'Val
Mairo, viéio suhour'
di Pietro Ponzo, editato da Coumboscuro, il termine
'Bouvét'
tratto
dalla tradizione popolare , si riferisce a un particolare impiastro
col bulbo di colchico intero, schiacciato fresco, per applicazioni
esterne su parti del corpo doloranti per l'irritazione dei nervi.
Rassicura
in questo caso constatare che anche un veleno - a saperlo usare –
può essere di aiuto, a conferma che nella vita “non
sempre tutto il male vien per nuocere”.
domenica 16 settembre 2018
E' LA FESTA DI ILDEGARDA
IL 17 SETTEMBRE SI CELEBRA LA GRANDE HILDEGARD VON BINGEN MONACA BENEDETTINA E SCIENZIATA, MUSICISTA E FILOSOFA, NATURALISTA E BOTANICA, VISSUTA NEL X° SECOLO MA ANCOR OGGI DI GRANDE ATTUALITA'.
La data della Festa si riferisce al giorno della sua morte non solo perchè non si conosce quello della sua nascita, ma anche per indicare che la scomparsa terrena può essere una rinascita verso l'eternità e l'Immortalità.
La data della Festa si riferisce al giorno della sua morte non solo perchè non si conosce quello della sua nascita, ma anche per indicare che la scomparsa terrena può essere una rinascita verso l'eternità e l'Immortalità.
giovedì 13 settembre 2018
lunedì 6 agosto 2018
NEL GIRASOLE I SIMBOLI DELL'ESTATE
Se si potesse concentrare in
un'immagine la completa maturità dell'estate così come si
manifesta nelle nostre belle terre alpine fino alla Provenza, la sua
raffigurazione, semplice ed icastica, coinciderebbe col fiore che
meglio la rappresenta: il Girasole.
Tournesol, Soleil, Viro-soulèu,
Viro-soulèlo o Virasolelhs - come titola anche un lavoro di Sergio
Berardo datato 2007 nel venticinquennale del suo storico gruppo
musicale i ' Lou Dalfin', mitici protagonisti della rinascita ma
soprattutto di un'originale rilettura della musica occitana.
L'Helianthus annuus, così
denominato dal Linneo, ha un fusto alto e robusto, foglie alterne e
ovali, larghi fiori gialli a grande corolla, nel linguaggio botanico
'enorme capolino', semi ellittici in un cuore largo e scuro
contornato da folte e spettinate protuberanze giallo oro.
Un po' naif , come in un
disegno/stereotipo del sole fatto da bambini : cerchio centrale con
una serie di propaggini, raggi o petali che si allargano all'esterno.
Ridente e bonario. niente è più
simile a un piccolo sole in terra e proprio a quest'astro sembra che
la pianta appartenga, amandolo a tal punto da orientare la calatide
verso di esso e inseguendolo dall'alba al tramonto senza mai
distrarsi. Originario delle Americhe, da cui ci giunse circa cinque
secoli fa, è ormai naturalizzato in Europa al punto da essere
considerato dagli agricoltori un infestante. Solo a guardarlo, nei
suoi colori caldi e solari, sprigiona energia e forza vitale.
Simbolo della dedizione
incondizionata ( fors'anche di servilismo) dovrebbe aiutarci a
riflettere su alcuni aspetti dell'amore. Amato a sua volta
incondizionatamente da poeti e artisti, questo fiore, il più celebre
fra gli eliotropi, ci ha donato emozioni profonde.
Del girasole, 'impazzito di luce'
per sempre consacrato da Montale, Oscar Wilde fece il simbolo
del suo movimento culturale. Ne portava uno in mano, vezzosamente,
passeggiando per Piccadilly. Van Gogh nella sua casa di Arles in
Provenza dipinse gli innumerevoli girasoli recisi nella serie 'in
vaso', osservandoli in ogni momento del loro fiorire e sfiorire,
profondendo in essi gioia, energia ma anche tormento, attraverso
forme e colori densi e innovativi : “sarà una sinfonia di giallo e
blu” scrisse al fratello. Così li sognò, trasgressivi e contorti,
in quelle estati del 1887 e 1888 ( la maggior parte di queste opere,
sette su undici, vennero dipinte proprio in agosto).
Passando dalla medicina
dell'anima, in questo caso l'arte, a quella del corpo (certamente
complementari), l'utilizzazione di questa pianta solare in
fitoterapia riguarda fiori e foglie. Raccomandata per alcune
affezioni febbrili, principalmente pleurite e malaria. anche in
omeopatia l'helianthus annus viene indicato ancora per malaria e
affezioni della milza
Dai semi si estrae un olio molto
ricco di acidi grassi polinsaturi, particolarmente raccomandato in
cucina, purché sia di prima torchiatura a freddo, utile nei casi di
ipercolesterolemia e arteriosclerosi (Valnet)
Decotti, tinture ed estratti
fluidi, tra scienza e natura, per curare i malanni.
Ma per aumentare le difese
immunitarie - senza controindicazioni - occorre soltanto un po' di
humor come quello molto 'british' di Maureen e Bridget Boland, argute
scrittrici inglesi che ne 'Il giardino delle vecchie signore' ci
narrano: “il girasole vi darà la matematica certezza che il
prossimo continuerà a mostrarvi i segni del suo interesse e della
sua simpatia. Bisogna avvolgerlo in una foglia di lauro e a un dente
di lupo e va colto quando il sole, in agosto, è nel Leone”. Ma
aggiungono: “se durante un party piuttosto allegro un audace
corteggiatore non si deciderà a concludere malgrado il talismano...
toccherà a voi prendere l'iniziativa”
giovedì 12 luglio 2018
ESTATE
lunedì 21 maggio 2018
A SAN GIOVANNI
In tutti gli Ebook-stores lo potete trovare ! in attesa della festa di San Giovanni un saluto 'solare' a tutti voi che amate le Erbe e i Fiori come me.
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martedì 24 aprile 2018
A SAN GIOVANNI
A
SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE
E' disponibile negli Ebook-stores 'A SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE'
dedicato alla flora spontanea nelle terre occitane, dalle Alpi al mare.
E' disponibile negli Ebook-stores 'A SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE'
dedicato alla flora spontanea nelle terre occitane, dalle Alpi al mare.
Con un approccio più antropologico che botanico, in questo Ebook disponibile in rete, si propongono
miti, storie, leggende,curiosità, interazioni mediche e culinarie,
dall'antichità ad oggi, per far meglio conoscere, attraverso diverse
sfaccettature, le meravigliose creature vegetali che con semplicità
e generosità accompagnano la nostra vita.
“Con
colori e profumi ci rallegrano nel quotidiano e nella festa, una
presenza gradevole e costante che arricchisce la nostra realtà e,
lungo il cammino della vita, ci regala serenità e pace. Ma le piante
ci aiutano anche nei momenti bui delle sofferenze: la maggior parte
di esse possiede straordinarie proprietà curative da secoli
sperimentate nella medicina popolare e oggi ancor più convalidate
dalla scienza”.
Su
questì temi l'autrice ha raccolto alcuni suoi scritti degli ultimi dieci anni per 'Viver
meglio'
nella rubrica
'Anima
e corpo',
'Ousitanio
vivo'
nella rubrica 'Flors
d'Occitania'
e
'Il
Dragone'
nella rubrica 'Di fiore in fiore'.
Pubblicista
iscritta all'Albo dei Giornalisti dal 1985,
ho collaborato a varie testate di settimanali, periodici e riviste (Astragalo,
Cuneo
Provincia Granda,
Ad
Ovest),
occupandomi di attualità e cultura.
A
questo primo Ebook,
(un secondo, per completare l'opera, è già in preparazione),
seguirà non appena possibile la relativa stampa in versione cartacea
per coloro che preferiscono questa modalità di lettura.
domenica 1 aprile 2018
domenica 4 marzo 2018
IL BUCANEVE, fiore della speranza.
Dopo
i rigori invernali uno dei primi confortanti indizi che ci comunicano
una timida ma sicura ripresa del ciclo vitale in natura, è un
piccolo fiore bianco campanulato dalle affusolate foglie glauche
nastriformi di rara eleganza. E' il Bucaneve, piantina perenne alta
dai dieci ai quindici centimetri, appartenente alla famiglia delle
Amarillidacee, che
insieme a ellebori, ciclamini e crochi, anticipa l'allegria della
primavera. Il suo nome, come evidente, corrisponde del tutto
all'operazione connessa al suo schiudersi che avviene bucando
letteralmente il terreno nevoso.
Per fortuna ancora
presente allo stato spontaneo nei prati e boschi delle Alpi
Marittime fino ad altitudini di tutto rispetto (1800 mt), non appena
la temperatura si rialza, con il tepore, emana un dolce effluvio
lievemente mielato. Grazie a questo sottile profumo è cibo
apprezzato dalle api che insieme alle formiche concorrono
all'impollinazione ed alla risemina di questo prezioso gioiellino
botanico.
“Una primavera senza
bucaneve porta un'estate senza frutti”
recita un detto contadino che attribuisce a questo fiore un presagio
di fertilità per le stagioni a venire. L'aspetto delicato e perfino
umile, accentuato dal candore dell'infiorescenza pendula, non deve
però celare l'incredibile forza insita in questa piccola bulbosa che
spinge precocemente le sue foglioline appuntite per emergere alla
luce attraverso il suolo ancora indurito dal gelo.
Fiorisce da febbraio ad
aprile il Galanthus nivalis,
nome botanico dal greco 'fiore di latte e
delle nevi' perché
allude al candore, alla purezza e alla
'Dea Bianca',
l'antica icona della fecondità che ci riconduce alla Luna, alla
Terra e alle Stagioni. Anche detto
Galantino e Foraneve, rappresenta la speranza e la tenacia nel
persistere della vita vegetativa nonostante la stagione avversa,
perciò simbolo della consolazione come narra la leggenda che lo
vorrebbe creato da un angelo pietoso per riportare sorriso e luce
alla disperata Eva cacciata con Adamo dal Paradiso terrestre.
Freidolina
a Oncino e Chouqueto
a Monterosso, nelle parlate occitane,
protagonista di leggende e favole con
trasfigurazioni letterarie evocate dai numerosi soprannomi popolari
quali Stella del mattino, Lacrima bianca,
Goccia di neve, Campanello del lupo, Fiore della purificazione e
Campana della Candelora. In
questi ultimi due, in particolare, vien
conferito al Bucaneve il titolo di 'fiore del
due febbraio', giorno in cui le donne,
secondo il folclore, ne avrebbero fatto largo uso per adornarsene in
segno di purezza. Da Imbolc,
celebrata dai Celti per il primo risveglio della natura dedicato alla
dea-madre Brigit, fino alla Candelora dei Cristiani che cade quaranta
giorni dopo la nascita di Gesù come 'Festa
della purificazione' della Vergine dopo il
parto, questo fiore era uno dei principali addobbi nelle chiese.
Come spesso avviene per il
gioco delle ambivalenze, il Bucaneve è stato considerato,
soprattutto nella tradizione anglosassone, anche un 'fiore
dei morti' assai diffuso nei cimiteri
vittoriani, forse perché, come prodotto erboristico, il Galanthus
è considerato moderatamente velenoso.
Dosi eccessive di
preparati a base di questa pianta possono dare effetti tossici con
importanti sintomi di bradicardia e ipotensione. Pertanto se ne
sconsiglia l'uso 'fai da te' mentre in medicina, appositamente
trattato in dosi minime, viene indicato soprattutto come analgesico e
curativo per il morbo di Alzheimer grazie a un alcaloide in esso
contenuto, la galantamina, che
ha destato vivo interesse fra studiosi e
ricercatori fin dagli anni Cinquanta, perché capace di contrastare
il deterioramento cognitivo proprio della malattia neurologica che si
è largamente estesa in questi ultimi decenni in tutto il modo
occidentale.
Di questa semplice ma
pregiata bulbosa molti sono gli estimatori e i collezionisti in tutto
il mondo che ne ricercano e apprezzano le numerose varietà, in gran
parte cultivar delle
venti specie esistenti in natura, visitando social
networks e mercati tra i quali la famosa
Fiera floricola denominata London Early Spring
Plant Fair, dedicata al Bucaneve e
organizzata dalla Royal Horticultural
Society, che si svolge
ogni anno in Inghilterra.
mercoledì 31 gennaio 2018
Quest'anno
il cespuglio di rosmarino addossato alla roccia esposta a sud, sopra
la casa di Fifina, è già tutto blu di fiori. Qui in Liguria si sa
che i tempi di fioritura sono spesso anticipati a febbraio o marzo,
ma trovarlo adesso, insieme alla dorata grazia delle mimose
invernali, le 'Gauloises',
con emozionanti cromie che rimandano alla grande pittura degli
Impressionisti, a gennaio mi sembra davvero eccezionale.
IL ROSMARINO profuma l' anima della terra.
La forza del Rosmarino - che
sta bene nell'orto e nel giardino - è la straordinaria capacità
di troneggiare, selvaggio o coltivato che sia, in diversi ambienti
accontentandosi di terreni aridi purché soleggiati. Il suo habitat
originario è marino, da cui il nome 'rugiada di mare'
o 'rosa marina', ma non c'è orto collinare o
montano che non lo veda sovrano purché ben esposto al sole e al
riparo dal freddo, magari accostato a un muretto o nel cortile vicino
alla soglia domestica. In questo caso tradizione vuole che
l'esplicito messaggio a chi passa sia: 'in questa casa comandano
le donne'.
In vaso o in piena terra l'arbusto
perenne spicca con regale eleganza per la graficità delle lucide e
lineari fogliette di un bel verde scuro, e per il portamento altero
dei suoi piccoli rami, eretti o striscianti che siano. Affascinante e
sinuoso quando riveste muri a secco in campagna o nelle profumate
siepi dove le sommità di minute corolle azzurro-blu, mescolate a
rose e ginestrelle con cui nelle zone alte condivide il periodo di
fioritura tra maggio e giugno, creano odorose combinazioni di grande
fascino.
Anticamente,
con straordinaria capacità visionaria, si pensava che il penetrante
profumo del Rosmarino contenesse 'l'anima della terra',
perciò i terreni in cui esso proliferava erano considerati sacri e
protetti da negatività di ogni tipo. Carlo
Magno, nel “Capitulare de villis” dell'anno 812, lo fece
elencare fra le 74 piante orticole da coltivare, ordinando di
metterne di ogni specie nei poderi delle sue numerose regge.
Delle
piante aromatiche e medicinali di più antica origine e provata
efficacia 'Rosmarinus officinalis' ha
ben meritato nel tempo il significato di 'balsamo
consolatore' vista la
molteplicità delle sue indicazioni per la cura di svariate
affezioni: asma, bronchiti croniche, infezioni intestinali, epatismo,
reumatismi, emicranie, vertigini e disturbi nervosi.
In
quest' ultima prescrizione concorre a rafforzare il senso di identità
e l'energia spirituale. E' la 'pianta del
ricordo', di cui
narrò poeticamente Shakespeare, ma recenti studi avvalorano
le sue proprietà di migliorare la memoria, soprattutto quella a
lungo termine: la cosiddetta 'memoria prospettica' utile per
ricordare gli impegni futuri.
Delle Labiate, tra le altre
specie che un po' gli assomigliano - issopo, lavanda,
santoreggia - condivide le doti mellifere che conferiscono
al prezioso prodotto dell'alveare un sapore particolarmente
gradevole, del tipo ' miele di Narbonne', raccomandato
dalla medicina popolare per 'rachitici, tisici e debilitati'.
Pane, burro e miele, una
golosa merenda e un ricostituente di cui noi, bambini del secolo
scorso, abbiamo uno squisito ricordo.
Fresco o seccato 'l Rusmarin o
Romarin, dal Piemonte alla Provenza, non ha eguali in
cucina per i sughi e per insaporire selvaggina o ogni tipo di carne.
Insuperabile con pesce, arrosti e bolliti, nel carpione e nel ragù,
e in tutti quei piatti prelibati resi più leggeri e digeribili da
quella sua inconfondibile nota di freschezza. Tuttavia proprio per
il notevole aroma, ricco di canfore e resine che poco concedono ad
altre spezie, si consiglia di usarlo 'con parsimonia'.
Proprio per questa abbondanza di
oli eterei,
fin dalla notte dei tempi era bruciato come incenso disinfettante o
per le preparazioni alchemiche degli 'elisir di eterna
giovinezza'.
Simbolo
di ''Vita
eterna”, il
sempreverde da sempre utilizzato per mantener freschi i cibi grazie
alle comprovate proprietà antisettiche e antiossidanti dell'acido
rosmarinico, nell'antichità
veniva posto anche sulle tombe dei propri Cari.
Con il suo legno si sono realizzati,
fino al Medio Evo, strumenti musicali come mandole e viole.
Nella tradizione popolare il rosmarino,
insieme a Lavanda, Mentuccia e Iperico, è tra i principali
ingredienti della rituale pozione che vien preparata, alla vigilia di
San Giovanni durante il solstizio d'estate, mettendo a macero le erbe
aromatiche in acqua sorgiva ed esponendole 'en plein air' all'energia
cosmica di luna e stelle. Nel pensiero magico, l'Acqua o
Rugiada di San Giovanni dona vitalità e fertilità a chi ne
fa uso e, soprattutto alle donne, assicura bellezza e salute per
l'intero anno a venire.
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